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Redditometro, come difendersi dalla trappola.

Redditometro

Oggi entra in funzione il nuovo redditometro, e in Italia muore ogni residuo di privacy rimasta. Da oggi il Fisco potrà monitorare alla perfezione ogni nostro Conto Corrente, ogni investimento, le nostre polizze, le nostre carte di credito.

Paura? No? Pensate di non aver fatto nulla di male quindi non avete nulla da temere, esatto? Intanto ricordo che questa frase la pronunciò Adolf Hitler nel 1936, e sappiamo come è finita la libertà dei cittadini.

Negli ultimi anni la stretta del Fisco è aumentata sistematicamente. Piccole restrizioni, di volta in volta, che passano quasi inosservate, ma che nel tempo ci ha portato ad uno Stato di Polizia Tributaria, e il redditometro è figlio di questo modo di agire. Un esempio: il contante. Siamo passati da un utilizzo illimitato ad un massimale di 12.500 euro, per poi scendere nel tempo prima a 5000, poi a 2500 per fermarsi ai 999 euro di oggi. Si parla di una ulteriore stretta a 500 euro per Giugno. Non mi sembra, analizzando i dati, che questa restrizione abbia portato ad un rallentamento dell’evasione fiscale, anzi, sembra che l’effetto sia diametralmente opposto. I cittadini, ormai vivendo nel terrore di essere segnalati, usano il contante sempre di più, ma in nero, per non risultare nei registri contabili.

Attilio Befera dice che il redditometro pizzicherà solo i casi più eclatanti. Una volta sotto osservazione il cittadino verrà chiamato per un primo confronto, dove potrà dimostrare che il denaro “sospetto” è invece regolare, ma non monitorato dal fisco, come ad esempio una vincita alla lotteria. Se il Fisco riterrà idonea la giustificazione, il percorso si ferma e amici come prima, altrimenti si andrà avanti e il fisco procederà con l’accertamento sintetico, cioè metterà a nudo ogni singolo aspetto della vostra attività finanziaria, e tanti auguri.

Ma la fregatura dov’è, direte voi? “Io sono dipendente statale, dichiaro tutto e non temo nulla”. Sbagliato.

Mettiamo che siate piccoli risparmiatori, ma non stile anni 2000, stile secolo scorso, cioè vi piace mettere sotto la mattonella 100 euro al mese, che vi avanzano dal sostanzioso stipendio (ironia). Dopo due anni decidete di regalarvi una crociera, con i 2400 euro risparmiati, ma in crociera i contanti non si possono usare, quindi li versate in banca.  A questo punto, se per caso sfortunato subite un controllo del cervellone della Agenzia Delle Entrate, risulterà questo versamento sospetto.

Ora tocca a voi dimostrare che questi soldi li avete risparmiati, non a loro dimostrare che avete un secondo lavoro in nero, è qui la fregatura. In questo paese siamo giunti, silenziosamente senza che nessuno abbia protestato, se non qualche blog, all’inversione dell’onere della prova. Non è più l’accusatore a dover dimostrare le tue colpe, ma tu sei colpevole in partenza e ti devi scagionare. Questa è una cosa agghiacciante, da regime.

Lo Stato deve avere il diritto di controllare tutti i dati che vuole, si, anche il mio Conto Corrente, ma poi è LUI che deve dimostrare che ho fatto qualche cosa di illecito.

Nel caso di cui sopra,  il povero dipendente statale dovrà in qualche modo dimostrare da dove arrivano quei 2400 euro, e se non lo può fare, lo Stato riterrà che siano un guadagno da lavoro nero, e scatta la multa, altro che crociera nel Mediterraneo.

Oppure siete soliti ritirare un po’ di contante dalla banca, per le spese correnti (supermercato, benzina, giornale, colazione), ma se subite un controllo DOVETE DIMOSTRARE cosa ne avete fatto, e l’unico modo per farlo è conservare gli scontrini, tonnellate di scontrini, e ve lo consiglio, fatelo, compresa la ricevuta della benzina all’automatico. In caso contrario, lo Stato può pensare che abbiate pagato qualcuno in nero, oppure fatto acquisti in nero. E tanti auguri.

Siamo arrivati ad un punto in cui i cittadini si autocensurano, perché temono di destare sospetti comportandosi come facevano anche solo cinque anni prima.

A tal proposito sarebbe utile leggere questo.

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