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Pagare metà IRPEF? Loro possono!

Tasse

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” 

Costituzione Italiana, articolo 3

Ultimamente i ministri dell’economia, Saccomanni in primis, le stanno pensando tutte per raschiare il fondo del barile. Redditometri, voluntary disclosure, inversione dell’onere della prova, tassazione preventiva dei bonifici dall’estero e altre follie.

Perché bisogna scovare gli evasori brutti e cattivi, e qui come si può non essere d’accordo?

Non è giusto che alcuni paghino il 70% di tasse, altri meno e qualcuno addirittura zero.

Dobbiamo essere tutti sullo stesso piano, la legge è uguale per tutti. Dai, non ridete.

A questo proposito, lo scrittore Stefano Livadiotti nell’ultimo capitolo del suo saggio: “Ladri: Gli evasori e i politici che li proteggono” ha scovato un artifizio geniale per cui i rimborsi spese ricevuti da cariche pubbliche (quindi non solo parlamentari e senatori, ma anche consiglieri o giudici) non concorrono a formare reddito ai fini del calcolo Irpef.

In parole povere, su tutto quello che ricevono dai rimborsi spese, e sono tanti soldini, non ci pagano le tasse.

L’autore fa un esempio che è come un pugno in faccia:

Un deputato ha un trattamento medio di 189.000 euro annui e paga 35.000 euro di IRPEF, quindi il 18,7%, mentre se lo stesso stipendio lo ricevesse un manager pagherebbe 74.500 euro di IRPEF, quindi il 39.4%, cioè il doppio!

Ognuno ne tragga le proprie conclusioni.

 

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” George Orwell (1945)

Pagare meno, pagate voi” Diario del Capitano (2014)

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