La deflazione.

La gente rimanderà gli acquisti perché il mese successivo spenderà meno

Questo tormentone lo si può ascoltare di continuo, da parte dei sostenitori dell’inflazione.

Le cose non sono mai semplici, soprattutto in economia. Anzi,  in economia è impossibile azzeccare previsioni, se non per una botta di culo e molto spesso è proprio ciò che non si vede ad avere rilevanza, come diceva Bastiat.

L’unica cosa sicura è questa, la non certezza. Sette miliardi di individui hanno tutti ragione, ogni attore economico si muove soggettivamente; cercare di prevederne  il comportamento è utile, ma sicuramente molto difficile.

Siamo a livello delle previsioni del tempo, e i disastri economici degli ultimi anni sono li a dimostrarlo. Accade di tutto, come il mio oro che dopo il flop nel referendum in Svizzera non è crollato ma schizzato al rialzo come non accadeva da tempo. Giochi finanziari, ok, ma non prevedibili. Illogici, per noi che ne siamo fuori.

Ma veniamo al tormentone dei “pro inflazione”. Di questa simpatica entità economica ne ho iniziato a parlare qui e qui, ma ora due parole per questa terribile deflazione: nessuno compra perché domani le cose costeranno meno.

Me lo segnerò, perché è importante. Una deflazione dello 0,1% mensile significa, in media (si fa per comprendere il discorso, nessuna pretesa ovviamente)  che un telefono dal costo di 730 euro il mese successivo costerà 729,27 euro.

Bisogna informare gli acquirenti di Galaxy e Iphone di pazientare, perché 73 centesimi al mese sono tanta roba.

Se ci pensiamo bene, proprio i telefoni Samsung subiscono repentini cali di prezzo, due mesi dopo l’uscita è normale trovarli al 30% in meno (questo si un grande risparmio) ma qualche milione di persone li acquista ugualmente al day one.

Ma facciamo un altro esempio…..siamo sotto Natale, bisogna comprare frutta secca.

Le noci in media le trovo sui 6 euro al Kg. Se non mangiassi noci (coi fichi secchi…..mmmmm….che bontà) a Natale e le comprassi a Gennaio…..vediamo…..un Kg lo pagherei 5,94 euro. Cazzo, 6 centesimi in meno vale bene un Natale senza frutta secca. Rimando sicuramente.

Questi esempi semiseri sono costretto a farli di continuo, perché da una parte può essere vero che la deflazione può deprimere i consumi, ma sicuramente quello che li sta deprimendo è una crisi del lavoro e una tassazione fuori da ogni logica. E il calo dei profitti lo si pareggia migliorando la produttività, in risposta all’immagine di copertina. Altrimenti si cambia mestiere, è il mercato, baby.

A tal proposito ritengo il percorso economico perfetto proprio quello dove le imprese migliorano continuamente la produttività e i prezzi calano. Sviluppo demografico, tecnologia e innovazione dovrebbero generare tutto questo. Ma il mercato è solo parzialmente libero e la merce più importante e richiesta, il denaro, è in monopolio.

Tornando al problema “consumi”, a Dicembre fra Irpef e Imu ho subito un salasso, e sarò costretto ad imparare a fare anche il piastrellista, se voglio finire il bagno. Non c’è problema, impara l’arte e mettila da parte. Però porca vacca.

 

 

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