John Law: il genio della bancarotta

La storia di John Law curiosa e interessante, come la sua vita, piena di soldi, donne, gioco d’azzardo e potere. Non male, eh? Certo non tutto quel che luccica è oro, come potremo vedere.

John Law era figlio di orefice, e l’orefice nel XVII secolo era un lavoro particolarmente interessante, ne parlerò in un prossimo articolo, ne vale la pena.

Il nostro eroe si ritrova in giovane età pieno di soldi, lasciati dal padre, che cercherà di incrementare sfruttando la sua capacità di concentrazione e di memoria superiore alla media. In pratica si dedicò al gioco d’azzardo e alle donne, secondo Wiki anche grazia alla sua avvenenza.

John Law

A me sembra bruttino, ma forse per l’epoca era un bell’uomo. Ah, fossi nato 400 anni fa….

Come facile prevedere, il suo stile di vita lo portò in breve tempo a dilapidare il patrimonio faticosamente accumulato dal padre, mentre una disputa per una donna lo vide costretto ad uccidere un rivale, per cui fu imprigionato e rischiò la condanna a morte. Ma John Law era un uomo pieno di risorse, riusci a svignarsela e cominciò un lungo pellegrinaggio in giro per l’Europa, durante il quale gettò su carta le basi della sua teoria monetaria rivoluzionaria. Lo fu davvero, malgrado l’esito, vedrete.

Quando morì Re Luigi XIV, il Duca l’Orleans divenne reggente e si rese subito conto che la Francia era enormemente indebitata causa guerre, e il suo amico John (si conobbero anni prima) ne approfittò per presentargli la soluzione al problema, almeno secondo il suo pensiero.

All’epoca non esisteva la carta moneta, il denaro era oro, argento, certificati di deposito,  tutto basato sul sottostante metallo. Non si poteva stampare a casaccio come avviene ai nostri tempi, e l’idea di Law fu quella di istituire una Banca che stampasse banconote che avessero come controvalore i terreni, al posto dei metalli.  Bisogna capire che all’epoca non erano fessi come lo siamo noi oggi e il problema maggiore era quello di convincere i cittadini ad accettare queste banconote come moneta di scambio. Ci riuscirono; se volete saperne di più la vicenda è su Wiki, a me interessa il seguito.

La storia dice che il 15 Maggio 1716 Law ricevette il privilegio di emettere banconote, sotto l’egida della Banque Générale, di cui fu nominato presidente. Con questo privilegio, Law cominciò a stampare moneta e ad immetterla nel circuito, mentre lo Stato ne approfittava per ripagarsi i debiti. Tutto bello, tutto facile, ma non esistono pasti gratis.

Comunque inizialmente Law ottenne un successo pazzesco e venne considerato un genio, per cui il Duca D’Orléans lo ricompensò concedendogli il diritto di commerciare con la Louisiana, in esclusiva. Law creò quindi la Mississippi Company e la quotò in borsa, riuscendo a piazzare 200.000 azioni che crebbero in poco tempo per 30 volte il valore iniziale. Dopo questo ennesimo successo, lo Stato gli concesse altri privilegi, come il monopolio del commercio di tabacco e addirittura il diritto di coniare monete di oro e argento. A questo punto la Banque Générale divenne la Banque Royale, in pratica la banca centrale di Stato, diretta dal nostro eroe. Il Re, visto il successo inarrestabile del suo pupillo, gli chiese di stampare e ristampare moneta. Perché no? Poco prima la Francia non riusciva a pagare i debiti mentre ora aveva a disposizione tonnellate di denaro, bastava solo mettere in moto i macchinari, anzi, non fermarli mai.

A Parigi sembrava festa perenne: negozi pieni, gente per strada vestita di tutto punto, beni di lusso che andavano a ruba. Mi ricorda qualcosa, ad esempio l’Italia negli anni 80, e come avrete immaginato i problemi cominciarono ad affiorare. Immettere quantità di denaro elevata nel circuito porta inevitabilmente inflazione monetaria e in questo caso, ad esempio, sia i prezzi delle abitazioni che gli affitti aumentarono di 20 volte in poco tempo.

Il primo vero segnale che fosse tutta illusione avvenne per un capriccio: il Principe de Conti avrebbe voluto acquistare azioni della Mississippi Company ad un prezzo stabilito da lui stesso, ma Law si rifiutò. Il principe, incavolato, mandò tre carrozze piene di banconote alla banca, per farle convertire in oro. Law gli fece recapitare oro e argento, ma il Duca D’Orléans ne fu irritato e offeso, quindi pregò il Principe di riconsegnare il metallo alla Banca. De Conti lo fece (temendo ripercussioni politiche) ma questo fu un campanello d’allarme per i cittadini più svegli, che cominciarono a convertire le banconote in qualunque oggetto di valore tangibile, come pietre preziose, oro, gioielli, monete. Questo mi fa pensare ad un altro comportamento dei giorni nostri, il Bank Run.

A questo punto lo Stato corse ai ripari: impedì con una legge la convertibilità delle banconote in oro e argento ma anche l’acquisto di gioielli e gemme. Inoltre obbligarono i cittadini a consegnare i metalli in loro possesso, fecero perquisizioni e sequestrarono tutto il possibile, tramite l’uso della forza. Ma ormai la frittata era fatta: a Law furono tolti i poteri e le banconote furono svalutate di oltre il 50% per cercare di equilibrare le forze in campo, ma non bastò, ormai la gente aveva mangiato la foglia.

Tutti i cittadini si recarono nelle banche per convertire le banconote in oro, argento, rame, tutto quello che non poteva essere creato dal nulla. Le scorte finirono presto e si sfiorò una nuova guerra civile. Law scappò a Venezia dove morì poco dopo, in povertà. Nel giro di soli quattro anni passò da galeotto a uomo più ricco di Francia, per poi ricadere nella povertà assoluta.

I disastri della prima Fiat Money della storia furono lentamente riparati (dalla moneta buona), ma ci vollero decenni. Decenni di crisi e depressione.

Per dovere di cronaca devo aggiungere che al momento siamo nelle stesse identiche condizioni dell’epoca, infatti dal 1971 le monete di tutto il mondo sono completamente slegate da qualsiasi bene tangibile. Per ora le cose stanno funzionando, anche se con pesantissime crisi cicliche.

Il nostro John Law starà probabilmente sorridendo, soddisfatto della sua teoria monetaria.

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