Il deposito bancario: Terza parte

 

Abbiamo visto negli articoli precedenti (qui e qui) come si possa cadere in tentazione quando gestiamo i depositi altrui, ma come mai gli orafi e in seguito le banche non furono mai perseguiti dalla legge?

Quello che capiremo tra poco è fondamentale, e ci farà capire in che circuito perverso siamo finiti, già in epoche lontanissime.

Il problema principale è proprio l’ignoranza e l’incapacità dei legislatori, perché riuscirono nell’infausto compito di confondere il deposito e il prestito bancario. Vediamo cosa accadde:

Il primo caso portato in tribunale fu nel 1811, in cui un certo Carr chiese la restituzione di una cifra depositata da un parente deceduto. Il Presidente della Corte d’Appello Grant disse che la banca aveva ragione ad averlo ritenuto un prestito verso di essa, perché la somma fu depositata in denaro contante sfuso e non sigillato in un contenitore.

Secondo Grant, tutte le somme depositate in banca diventano parte dei suoi attivi ed essa è soltanto debitrice della somma, non custode.

I danni dei legislatori non finirono certo qui, visto che 35 anni dopo ci fu un altro caso emblematico, il caso Foley, in cui il legislatore, un certo Lord Cottenham, emise questa sentenza:

Una volta che versiamo una certa somma alla banca, cessiamo di esserne proprietari, sebbene la banca debba in ogni momento essere in grado di restituircela. La banca ne diventa legittima proprietaria e può farne quello che le pare, anche utilizzarla per rischiose speculazioni. Tuttavia, se il cliente ne chiede la restituzione la banca ne deve rispondere per l’ammontare equivalente.

Insomma, un disastro. I soldi cessano di essere nostri ma se li chiediamo la banca deve restituirceli. Qualcosa non torna.

Praticamente con questa sentenza il banchiere diventa praticamente immune dall’accusa di appropriazione indebita, visto che se non fosse in grado di restituire la somma sarebbe stato accusato solo di insolvenza. Questa sentenza è anche alla base dell’attività bancaria dei nostri giorni, che porta alla riserva frazionaria e al fenomeno dell’inflazione.

Il problema quale è stato? Ovviamente il fatto di ottenere una percentuale sul deposito, come abbiamo visto in precedenza. Se il deposito fosse veramente un deposito, saremmo noi a dover pagare la custodia, mentre ottenendo dei soldi in cambio praticamente è come se ammettessimo che si tratti di un prestito. Se avete letto gli articoli precedenti avrete capito come ci si è arrivati.

 

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