Il deposito bancario: seconda parte

QUI la prima parte.

In questa seconda parte riguardante il deposito bancario ci addentriamo in un aspetto della natura umana, cioè nella tentazione di commettere furti o frodi, soprattutto se siamo sicuri di non poter essere individuati. Come è possibile?

Facciamo degli esempi molto semplici:

Mettiamo che il nostro lavoro consista in un servizio di custodia e che una serie di persone depositi nei nostri magazzini diverse quantità di grano. Una volta registrato emettiamo una serie di ricevute di deposito. Ora cosa ci conviene fare? Sicuramente evitare di tenere tutto il grano separato, visto che ci costa spazio e scatoloni, e versarlo tutto in un silo, dato che la merce depositata è interscambiabile. Quando uno dei clienti rivendicherà i sui 10 kg di grano basterà prenderlo dal silo e consegnarglielo. Ma cos’altro potremmo fare? Alcuni depositi sono a lungo termine e sicuramente non accadrà mai che tutti i clienti possano ritirare la loro merce nello stesso giorno, quindi si potrebbe prestare parte del grano a chi lo chiede, che sia per farci pagnotte o semenze. Il trucco sta nel capire la percentuale di grano che potrà essere riscattata nel prossimo mese o anno e comportarsi di conseguenza.

Immaginiamo ora la tentazione che potrà avere chi custodisce oro e monete. Anche in questo caso non ci sono problemi di identità del bene depositato. A meno che non si tratti di collezionisti o numismatici a nessuno importa se le monete depositate sono le stesse che ci vengono riconsegnate, ci interessa che il loro valore di mercato sia il solito, come le banconote.

Deposito bancario

Altro aspetto fondamentale che ci spinge a frodare è la natura stessa dell’oro: non si consuma.

Mentre per il grano saremmo comunque costretti a tenere particolarmente d’occhio le riserve dato che si tratta di un bene di consumo (ad esempio per la farina), l’oro non ha questo problema, visto che è usato come mezzo di scambio ed è preziosissimo, nessuno lo spreca.

Alla luce di queste premesse il ragionamento viene naturale: se la nostra attività di istituto di deposito bancario è riconosciuta come seria e affidabile, una volta che conosciamo la frequenza dei riscatti delle ricevute in un anno, mettiamo il 10%, saremo tentati di emettere false ricevute di deposito (senza che in effetti ci sia oro a copertura) per il restante 90%, con pochi rischi di essere scoperti. Se si vuole essere più prudenti basta limitarsi ad una percentuale minore di false ricevute.

Le tessere del puzzle cominciano ad incastrarsi, vero?

Qui la terza parte.

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