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Bonifici dall’estero : trattenuta forzosa del 20%

trattenuta forzosa del 20%

Finalmente ne cominciano a parlare anche i media a grande diffusione, dopo dieci giorni di silenzio assoluto che iniziavano a farmi pensare di aver capito fischi per fiaschi. Purtroppo è tutto vero, è in atto una trattenuta forzosa del 20% sui bonifici provenienti dall’estero.

Il Governo le sta(va) provando tutte per far rientrare i capitali dall’estero, anche se ho i miei dubbi circa i fantastiliardi che secondo i calcoli del Tesoro sarebbero ancora custoditi in “paradisi fiscali”, oppure più semplicemente in Svizzera, che proprio di paradiso non si tratta.

In uno Stato dove il problema più urgente è sicuramente ridare fiato all’economia, questo proposito ci può stare. Rientra denaro, si spera che le Banche o lo Stato lo rimettano in circolo nell’economia reale di modo che le aziende ricomincino a far crescere il fatturato. Non è così semplice, ma mettiamo che funzioni così.

Se la direzione è questa, qualcuno nella stanza dei bottoni ha seri problemi, perché una trattenuta forzosa del 20% sui bonifici dall’estero va in direzione completamente opposta.

Nel 2012, in piena crisi di governo Berlusconi, con lo spread alle stelle e con i mercati che scommettevano sul fallimento dell’Euro, molti italiani hanno varcato il confine e hanno aperto conti in Svizzera, Austria, Francia o anche Slovenia, tale era la paura di prelievi forzosi sui conti correnti. Non alzate il sopracciglio, non c’è nulla di illegale, a patto che il denaro sia dichiarato nel quadro RW.

Ma questa novità introdotta dal primo febbraio di fatto renderà il rientro di quel denaro molto più difficoltoso. Anche volendo investire nuovamente in Italia, chi sarebbe contento di perdere il 20% dei sudati risparmi?

In effetti il modo per evitare il prelievo forzoso esiste, infatti la legge prevede che si possa fare una autocertificazione in cui diciamo a chiare lettere che il denaro del bonifico non proviene da investimenti all’estero ma, trattandosi di Italia, avrete intuito che non è mai semplice.

Intanto chi dovrà effettuare il prelievo forzoso preventivo, cioè le banche, è ancora in alto mare per quanto riguarda metodi, tempistica, modulistica. Nessuno sa bene come comportarsi, cosa va scritto nella autocertificazione, su quali parametri basarsi per ritenerla valida e possiamo immaginare che per evitare problemi con lo Stato colpiranno tutti indistintamente. Un conto è far incazzare il correntista, un conto è il Fisco.

Non pensiate che ne sarete esclusi perché non avete il conto all’estero. Facciamo qualche esempio:

Vi piace fare qualche scommessa online sul calcio oppure giocate a poker e siete registrati in un sito estero? 20%

Avete venduto su Ebay la vecchia borsa griffata ad un francese che ha pagato con bonifico? 20%

Avete un blog per cui ogni tot giorni ricevete i soldini da Google per la pubblicità? 20%

Nel caso delle vendite online un salvagente temporaneo può essere l’utilizzo di Paypal, il problema sorgerà quando vorrete trasferire il denaro accumulato in Paypal sul vostro conto corrente, oppure sulla postepay. Forse quest’ultima potrebbe sfuggire alla ragnatela. Forse.

Da rimarcare il fatto che la banca, dopo aver trattenuto il 20%, è obbligata in ogni caso a dichiarare al fisco la vostra operazione, quindi subentra un ulteriore problema per chi si diletta in modo amatoriale a fare qualche sporadica vendita oppure gestisce il suo blog. Questi pochi spiccioli andranno dichiarati al Fisco? Credo proprio di si, ora sanno che avete guadagnato 30 euro dalla vendita di un portafoglio usato! Evasori!

Nel frattempo la rete sta cercando di capire il modus operandi in questi primi giorni, cercando testimonianze di chi è già entrato nel vortice del prelievo, magari perché all’oscuro della fregatura.

Ne riparleremo appena ci saranno notizie certe. Nel frattempo aggiungiamo un mattone nel muro che lo Stato sta creando intorno ai cittadini, sempre più ritenuti preventivamente colpevoli di non si sa più che cosa.

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